La potenza e il mistero dell'arte

 

Abbiamo voluto titolare la presente mostra e la relativa pubblicazione su Franco Miozzo La potenza e il mistero dell’arte partendo dal ritrovamento di un suo disegno dell’epoca bellica raffigurante un seminatore, un cavatore, una figura umana comunque, che opera, lavora, suda, fatica, ma al tempo stesso contenitrice di una potente, misteriosa forza che l’arte, solo l’arte, sa trasfigurare in poesia, sogno e visione di una umanità etica, sociale, comunitaria.

Forse, in Franco Miozzo, possiamo vedere un uomo e un artista che in modo originale ed ante litteram sostiene la “communio”: l’uomo, la donna, la famiglia, elementi imprescindibili della società, in ogni tempo, in ogni luogo. Il lavoro produttore e non quello speculatore. Una società “comunista” ed etica che non ha bisogno di eroi poichè l’eroismo, pare dirci l’artista, è già insito nel vivere le condizioni di madre, di padre, di figlio. Una società in fondo profondamente e laicamente evangelica. 

Tutta la sua arte è un’arte “ideologica” e non perchè vi sia una intenzione politica, affatto, ma perchè esprime un’idea di Uomo, un’idea di Nucleo Sociale, un’idea di Umanità e, quindi, una weltashaung, una visione filosofica, fortemente anticipatrice e oggi più che mai fortemente attuale ed ammonitrice.

Il mistero di cui al titolo è sì in ogni arte, ma ogni suo segno potente è al tempo stesso misterioso, da indagare, da interpretare, mai da trascurare, poichè in esso può esservi quando l’amarezza di un ricordo, quando il dolore per la morte di un uomo o di un animale, quando il sapore del sangue misto al sudore del cavatore, quando la fatica della schiena che si curva sulla terra, quando la pazienza di un asinello, quando l’erotismo leggero delle grandi masse volumetriche di giovani donne distese, sensuali, mai volgari, in un momento di riposo, quando il nitore della luce di un paesaggio squadrato come le cave di marmo, o l’angoscia, in una casa, anch’essa, tonale e sorda, che ricorda la povertà, quando figure ammalate o con menomazioni, quando la spiritualità dei suoi San Martino, quando la tempesta della vita come nel grande marmo all’ingresso della Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana o la malinconia di una cavallino solitario sulla spiaggia quando il primo sole illumina il celeste del mare.

Ma in Miozzo vi sono anche la potenza e l’esplosione di colori inconsueti, accostamenti cromatici visionari, astrazioni che denotavano in nuce un percorso d’interesse verso l’ideologia di una genesi primordiale delle forme o piuttosto un interesse nei confronti dell’arte primitiva ed espressionista declinando verso soluzioni apparentemente ingenue ma intrise di una forza di sintesi a volte surreale. Quasi che in Lui si muovessero due ideali di estetica: l’esigenza di un volume scultoreo, della potenza della forma da una parte, e la ricerca di una sintesi formale che divenisse quasi mistero, rivelazione mediata da un codice estetico che solo la purezza può scoprire/scolpire.

Non poteva esservi titolo migliore, per questa mostra e la pubblicazione omonima, che una frase appuntata su di un foglio lacero dal tempo in calce ad una figura potente e umile che avanza un po’ a fatica, lentamente, quasi a testa bassa, come faceva lui, assorto in chissà in quali visioni del mondo.

L’idea della pubblicazione è sorta in conseguenza della decisione da parte del Comune di Pietrasanta di dedicare l’intero complesso del Sant’Agostino a spazio museale per una significativa antologica.

A tal fine era necessario avvalersi di critici e storici dell’arte che l’avessero frequentato studiandone l’Opera fin dagli anni Settanta, e da qui a ritroso nel tempo approfondendone i primi percorsi, dettagliandone i passaggi fondamentali, raccogliendo e preservando opere e documenti che sono stati sempre essenziali per leggerne la complessa e profonda personalità, oltre ad una analisi della vastissima produzione artistica, sempre più sperimentale, nel senso di una lettura del mondo moderno caratterizzata da una tensione costante verso l’infaticabile ricerca e soluzione del problema materia / forma / luce / sintesi.

Franco Miozzo - La potenza e il mistero dell’arte vede così un interessante ed obbligatorio saggio prefattivo di colui che è stato ed è il primo e più assiduo studioso dell’Artista portando alla luce svariate pubblicazioni, saggi, articoli, recensioni sparse in un arco di tempo di oltre quattro decenni: Lodovico Gierut. Impossibile dunque per questa edizione non ricorrere a Lui.

La pubblicazione contiene inoltre lo scritto In Franco Miozzo di Marta Gierut, allieva e amica del Maestro scomparsa prematuramente nel 2005.

 

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